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31 AGOSTO 2010
“Sulle passerelle degli Alpini appesi tra la storia e il cielo” Articolo tratto dal Corriere della Sera

Sarà completata a giorni la ricostruzione dei leggendari ponti sospesi sul fronte della Grande Guerra tra Cima di Lago Scuro e il Castellaccio. Presto si potrà ripercorrere uno dei più straordinari tracciati militari, con centinaia di metri di vuoto sotto i piedi.

Grazie all’ iniziativa promossa dal Comune di Ponte di Legno, dalla Comunità montana, dagli Amici di Capanna Lago Scuro, dalle guide alpine della Valle Camonica-Adamello, i leggendari ponti sospesi della linea del fronte della prima guerra mondiale, che sfidavano il vuoto delle creste tra la Cima di Lago Scuro e il Castellaccio, sono state ricostruiti. Fra breve diventeranno la maggiore attrazione della via attrezzata chiamata Sentiero dei Fiori, uno dei più straordinari percorsi militari delle Alpi. La ferrata ricalca il fronte su cui si asserragliarono gli alpini: un assurdo pettine di roccia sul filo dei tremila. Vi furono ricavati camminamenti, teleferiche, caverne per la truppa e per le mitragliatrici. Alpini e Kaiserjäger si fronteggiarono quassù per tre anni, estate e inverno, sommersi da metri di neve o bruciati dal fuoco di agosto. Il sentiero di guerra del Lago Scuro corre sul versante camuno della cresta, al riparo dal fuoco della conca del Presena, dove oggi i teli stesi sul ghiacciaio dello sci estivo ci ricordano il valore di quella neve, che tormentò invece i soldati infilati nei buchi tra le rocce. Per attrezzare la cresta furono impiegate squadre di scalpellini e minatori. Ci sono giunte vecchie foto che mostrano gli uomini appesi con le corde alla parete, mentre con i picconi cercano di scolpire un passaggio nella roccia viva. Si lavorò duramente a partire dal mese di agosto del 1915, in una disperata corsa con l’ inverno. Vennero intagliati gradini, ancorati cavi, installate passerelle e scale di legno. L’ ostacolo maggiore era opposto dal monolite roccioso del Gendarme di Casamadre, una specie di gigantesco bottiglione piantato sulla cresta. Le passerelle nacquero appunto per superare questo ardito torrione. La principale era lunga 72 metri, larga poco più di un metro e alta un metro e ottanta. L’ avevano intitolata al maggiore Leandro Zamboni. Ma in seguito ai tiri di disturbo degli austriaci, gli alpini erano stati costretti a rinunciare a quell’ aereo aggiramento. La soluzione venne individuata nella galleria, che ancora oggi fora il monolito roccioso. Le nuove passerelle, che luccicano contro la roccia aranciata del Gendarme, sono state costruite nei mesi di luglio e agosto dalla guida alpina Dario Melotti di Vezza d’ Oglio insieme con una squadra di spericolati carpentieri-acrobati. Misurano rispettivamente 53 e 70 metri. Sono ancorate con possenti fittoni che penetrano nella montagna per 12 metri. 200 mila euro l’ investimento. Nel corso dell’ inverno era stata preparata la distinta dei materiali, che sono stati poi trasportati in cresta dall’ elicottero, insieme a un bivacco di fortuna, un nido d’ aquila appeso con cavi di sicurezza dove hanno alloggiato gli uomini. Per problemi di peso tutto ha dovuto venire assemblato in quota. Gli uomini si sono calati in corda doppia nel canale ghiacciato, da cui con una corda di servizio hanno issato i cavo d’ acciaio, poi tesati mediante un argano. Le passerelle, che sono tutte in acciaio, sono state montate nel vuoto gradino dopo gradino. Non sono mancati momenti difficili, come intorno a Ferragosto, quando in due riprese sono caduti 40 cm di neve fresca, seppellendo tutti i materiali. Perché le passerelle siano accessibili manca solo il collaudo, che si svolgerà a giorni. Offriranno agli escursionisti, che percorrono il Sentiero dei fiori con imbragatura, cordino, moschettone e casco, meglio se accompagnati dalle guide alpine, due passaggi davvero emozionanti, con centinaia di metri di vuoto sotto i piedi. Discesi a valle, sarà d’ obbligo una visita al Museo della Guerra bianca in Adamello, da anni animato da Walter Belotti, che proprio in questi giorni viene trasferito nella nuova sede di Temù. Cosa sia stata davvero questa tragica e gloriosa pagina della nostra storia militare lo si può capire solo avanzando lassù a tremila metri appesi ai cavi metallici fissati alle rocce dell’ Adamello. Le passerelle ci aiutano a rivivere con l’ emozione del nostro corpo un’ epopea troppo spesso dimenticata.

Franco Brevini, Corriere della Sera del 31/08/2010

25 AGOSTO 2010
“Tecnici «rocciatori» sulla torre del Pegol” – Articolo tratto da Bresciaoggi

LA CURIOSITÀ. Turisti e passanti col naso all’insù in piazza Paolo VI, dove – dopo la caduta di alcuni frammenti – hanno preso il via le operazioni di messa in sicurezza. Una guida alpina al «comando» Le operazioni dureranno un paio di giorni, lo stesso tempo richiesto per la sistemazione della Pallata.
La torre del Pegol, da cui sono affacciati i tecnici, è alta 49 metri
Il ticchettio dei martelletti rimbomba lungo viale Beccaria. Poi, quando piazza Paolo VI si apre davanti agli occhi, turisti e passanti si chiedono se si tratti di un’esercitazione della Protezione civile o di un’operazione di ripulitura.
Nè l’una nè l’altra cosa: quelli in cordata sono i tecnici incaricati dalla Loggia di mettere in sicurezza la torre del Pegol. Un intervento voluto dal settore edilizia monumentale dopo una segnalazione del 17 agosto: alcuni frammenti di pietra caduti dalla torre avevano danneggiato alcune auto.
Da lì la decisione di procedere al ripristino della facciata, rimuovendo i frammenti pericolanti. «Dopo la diagnosi dettagliata attraverso il monitoraggio fotografico, ci siamo arrampicati per verificare lo stato della parete realizzata in conci di Medolo che con il tempo è inevitabile si deteriori, e per procedere alla revisione», spiega Dario Melotti, titolare dell’ impresa che si occupa di lavori in fune, alpinista e guida alpina.

La cordata dei tecnici incaricati dalla Loggia
AL LAVORO DALLE 8, i tecnici sistemeranno il Pegol in un paio di giorni, tanti quanti ne serviranno per l’analoga operazione sulla torre della Pallata.
La parte alta del Pegol, che misura 49 metri, è soggetta all’azione corrosiva del vento: è lì che si riscontrano i frammenti più delicati e traballanti da rimuovere. Basta toccare, picchiettare con gli attrezzi e «ascoltare» il rumore, indice di stabilità o precarietà. «Usiamo martelli da carpentiere e mazzette di gomma», sottolinea Melotti. Nel frattempo, a terra cadono piccoli pezzi di roccia e polvere, mentre transenne e operatori indicano alle persone di passare a lato.
Non è la prima volta che gli esperti intervengono sugli edifici storici bresciani avvalendosi di queste tecniche, che consentono di mettere in sicurezza in breve tempo pareti rocciose, scarpate che potrebbero franare o il fronte di abbattimento di una galleria, in caso di parti a rischio caduta. «Non restauro, ma intervento di bonifica», precisa Melotti, che nel 2008 ha lavorato alla cupola del Duomo Nuovo e sulla parete nord del Castello.
Sette gli uomini al lavoro sul Pegol: quattro in parete, due a terra, uno in cima a controllare gli ancoraggi: «Lavoriamo in doppia corda, una di lavoro, con il discensore antipanico, e una anticaduta di sicurezza – spiega Melotti -. E, le dirò, voltarsi e ammirare Brescia da qui non è affatto male».

Mara Rodella, Bresciaoggi del 25/08/2010

19 AGOSTO 2010
“Sicurezza, riflettori su Pallata e Pegol” Articolo tratto da Bresciaoggi

L’INTERVENTO. Le torri saranno oggetto di un intervento dei rocciatori dopo la caduta di pietre e calcinacci in Broletto. Interventi con tecniche mutuate dagli alpinisti per una revisione completa delle facciate della torre.

La torre del Pegol sarà messa in sicurezza tra qualche giorno
Più sicurezza per le torri della Pallata e del Pegol attraverso un intervento che verrà realizzato nel corso della prossima settimana ed applicherà tecniche solitamente utilizzate dagli alpinisti per ripristinare le condizioni ottimali delle due opere.
L’intervento prevede una revisione completa delle facciate ed il disgaggio dei frammenti pericolanti. Si tratta di una tecnica utilizzata per la messa in sicurezza in tempi brevi di una parete rocciosa, di una scarpata tendente a franare o del fronte di abbattimento di una galleria, sia mineraria che civile, qualora vi si trovino parti o frammenti che siano soggetti al rischio di distacco e di caduta. Non sarà un restauro vero e proprio ma un semplice ripristino delle condizioni di sicurezza, in grado di garantire massima rapidità di esecuzione e minima spesa.
L’operazione – già utilizzato nel novembre del 2008 per la revisione della cupola del Duomo Nuovo, con l’ausilio di operai rocciatori – è stata decisa dal settore edilizia monumentale dopo la segnalazione di un cittadino ricevuta il 17 agosto scorso dopo che alcune pietre cadute dalla torre del Pegol (la parte del Broletto che guarda su piazza Paolo VI) avevano danneggiato un’autovettura parcheggiata nei pressi della facciata Ovest di palazzo Broletto. L’intervento è stato esteso anche alla Pallata, considerando che anche la torre di corso Garibaldi.
Le rilevazioni (effettuate dalla polizia locale e dai vigili del fuoco) inizialmente concentrate sul cornicione del terrazzo delle Grida, si sono poi orientate alla torre del Pegol. L’«elemento» caduto, che era stato raccolto e conservato dal cittadino segnalatore, non poteva essere un frammento del terrazzo delle Grida (che peraltro è stato recentemente ristrutturato) che è stato realizzato in Botticino, mentre il pezzo trovato era in Medolo.
L’attenzione dei presenti si è quindi spostata sulla torre del Pegol il cui perimento murario, realizzato in conci di Medolo e risulta piu soggetto al degrado degli agenti atmosferici. Controllando il suolo sono stati rilevati, proprio alla base della torre sotto le autovetture parcheggiate, altri frammenti di pietra riconducibili a quello trovato in precedenza, e pure sul terrazzo, dopo un’attenta ispezione, si sono ritrovati dei frammenti.
La parete delle torre verso piazza Paolo VI è stata quindi analizzata con un binocolo riscontrando alcune zone pericolose ed altre dove era probabile si fossero distaccati i frammenti trovati a terra. Per questo le autovetture parcheggiate sono state fatte rimuovere e l’area è stata transennata fino alla realizzazione dell’intervento.

G.A., Bresciaoggi del 19/08/2010

DARIO MELOTTI - LAVORI IN FUNE - TREE CLIMBING - BONIFICHE MONTANE - OPERE IN ROCCIA - DISGAGGI - PERFORAZIONI - PARAMASSI
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